Accarezzare i gufi e dare ciocchi di legno ai rosiconi

Accarezzare i gufi e dare ciocchi di legno ai rosiconi, ovvero come difendersi dall’invidia altrui.

Mi rifiuto. Mi rifiuto – dico – di scrivere un articolo sulla sindrome da rientro. Andate sulle timeline di qualsiasi social o muniti di hashtag del tipo #depressionepostferie #vogliomorire #sindromedarientro per trovarne uno. Se mi metto a scriverne uno io, la sindrome da rientro viene (o torna) a me.
Piuttosto… le cose importanti da fare nel difficile rientro sono antitetiche all’indulgere sul tempo che fu, sull’oro del Reno, sullo splendente guscio di una tellina esposta alla risacca marina di quella meravigliosa spiaggia. Già lo vedo l’amico Armadillo fare capolino alle mie spalle per dirmi che è dura, che non ce la farò a riprendere il ritmo, che “eh si sa, lo spleen Baudelairiano”, che la vita è “un pendolo che oscilla incessantemente fra noia e dolore, con intervalli fugaci, e per di più illusori, di piacere e gioia”. e così via… ma io all’armadillo dico NO.

Qua abbiamo un lavoro da finire, e questo lavoro si chiama INVIDIA. Eravamo rimasti davanti al mitico quadro di Giotto ospitato da ormai innumerevoli secoli nella cappella degli Scrovegni a Padova, un quadro rivelatore dello stato d’animo dell’invidioso.

Ma come potremmo raffigurare l’invidiato? Probabilmente intento a proteggersi con vari gesti scaramantici da malocchi e fatture, e forse non sarebbe così assurdo. Infatti l’invidiato:
1) possiede qualcosa che l’invidioso molto probabilmente non può ottenere, altrimenti sarebbe piuttosto animato da spirito di competizione o di emulazione.
2) Non si merita del tutto le sue fortune, secondo l’invidioso. Difficile essere invidiosi di qualcuno che si è conquistato con fatica un risultato ambito, cosa che di solito accende ammirazione o, di nuovo, competizione. Molto più facile essere invidiosi di qualcuno che si ritiene aver avuto fortuna o essere stato aiutato nel raggiungere il suo obiettivo. Non è detto che sia vero, è purtroppo importante che per l’invidioso sia così.

Se anche l’invidiato non crede nella scaramanzia può comunque aspettarsi colpi a tradimento, malelingue e altre forme di erosione della sua reputazione o fortuna. Cosa fare dunque per difendersi da tali sentimenti e dalle sue conseguenze? Due sono le principali armi:
1) Rendere compartecipe il possibile invidioso della propria fortuna: invitare l’invidioso alla propria festa di laurea, coinvolgerlo nella gioia dei propri successi, può lenire invidia o almeno ridurne le conseguenze. Pagargli da bere per brindare alla tua fortuna e alla possibile sua futura fortuna, perché no?
2) Ancor più importante è accettare di essere oggetto di derisione. L’autoironia e lo “stare allo scherzo” è un toccasana per l’immagine e la reputazione soprattutto quando si ha successo. Se l’invidia arriva infatti fino a far desiderare di danneggiare l’invidiato, il poterlo prendere in giro funziona da surrogato socialmente accettabile dell’invidioso nei confronti dell’invidiato. “mi basta prenderlo in giro (bonariamente) invece di desiderare il suo male”.

Pensate di non attuare questa seconda strategia? Non è detto che l’autoironia e il basso profilo siano evidenti e ricercati. Anche il linguaggio del corpo può talvolta tradire una sorta di piccola minimizzazione dei propri risultati, e questo è anche non volendo, un modo parzialmente inconsapevole per non solleticare l’invidia negli altri. E anche per non peccare di superbia, stato d’animo condannato socialmente.

L’invidiato può prendere una terza via, ben diversa: decidere di esaltare i suoi successi condannando ogni piccolo spunto d’invidia. Talvolta necessario, davanti ad autentiche serpi malevole, se in eccesso, può far sembrare che la persona abbia bisogno di apparire e di vedere riconosciuti i propri risultati. Può inoltre creare terra bruciata, aumentare i nemici e le antipatie, ma non è detto che sia la peggior via. Come ogni situazione dipende da chi la agisce e dal contesto. E chi la agisce deve avere particolari caratteristiche e scopi per massimizzare i profitti e convertire gli svantaggi in vantaggi. Un nome su tutti: la superbia e l’aggressività verbale di Vittorio Sgarbi, al di là delle opinioni sulla persona, l’hanno reso un personaggio pubblico di sicuro successo. Ma questa è un’altra storia.

Amici invidiosi e invidiati, siete serviti!

Alla prossima

Dott. Dario Pappalardo

 

Bibliografia
Castelfranchi, C. (1998). Che figura: emozioni ed immagine sociale. Il Mulino, Bologna

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