I consigli della Jam Letteraria livornese, settima puntata

Siamo arrivati alla settima puntata dei consigli del gruppo della Jam Letteraria livornese in collaborazione con CliccaLivorno.it!


Un Calcio in Bocca Fa Miracoli di Marco Presta

Recensione Di Matteo Taccola

Un Calcio in Bocca Fa Miracoli CliccaLivorno

Un calcio in bocca fa miracoli è un romanzo scritto da Marco Presta, edito da Einaudi nel 2011. Questo autore, in coppia con Antonello Dose, conduce la mattinata di Radio 2 con Il ruggito del coniglio. Scrive su Il Messaggero e su Il Ruvido. Per Einaudi ha pubblicato anche Il paradosso terrestre e Il piantagrane.
Il titolo è un ottimo sipario che si apre portandoci immediatamente nella vita del protagonista: non un simpatico ottuagenario, ma un cinico e sarcastico vecchiaccio. Dice di se stesso: “Mi lavo poco, mi rado una volta alla settimana e giro per il quartiere indossando un cappotto che, dopo la mia prostata, è la cosa più malridotta che mi porto dietro.” In un sfondo ormai degradato e degradante il vecchiaccio, di cui non si saprà mai il nome, ne combina una dietro l’altra, colpendo il mondo con il suo sarcasmo. Accanto a lui, un amico di vecchia data, Armando, un pizzicagnolo, che pur essendo lontanissimo da lui come persona e modi, non lo abbandona mai. Due anime diverse che si sono incontrate da ragazzi, l’una trascinatrice dell’altra, in un vortice di avventure che culmina con un progetto in cui Armando crede molto, ma che il vecchiaccio ritiene pura follia. Pur odiando il mondo, la famiglia e anche sé stesso, alle soglie della vita il nostro vecchiaccio, che riesce comunque a farsi amare dal lettore, riscopre sé stesso e l’amore per la figlia, Anna, di cui era stato perenne padre assente, fallisce miseramente il suo abbordaggio con la portinaia, “Vorrei trombare la portinaia, quella del norcino”, di circa venti anni più giovane, ma non per questo alla fine smette di credere nel prossimo, anche così lontano da lui. Nel suo DNA però certe categorie di persone non le riesce proprio a patire: “le persone che guidano con l’avambraccio fuori dal finestrino.” Dice infatti “Cosa mi vuoi dimostrare con la fuoriuscita di quell’arto, che sei padrone della situazione? Che ti dobbiamo lasciar perdere, perché ne hai poche e spicce? Ho immaginato varie volte di vedere una di quelle braccia tranciate da un camion lanciato in direzione contraria, così, senza cattiveria, per semplice curiosità, diciamo.”
In un città disillusa, un vecchiaccio affronta nel modo peggiore possibile la sua vita. Forse la sua è una corazza impenetrabile, e il lettore si domanda se qualcuno o qualcosa riuscirà a cambiarlo. Solo il suo amico Armando, sorridente vecchietto amante della vita, gli rimane accanto. Momenti esilaranti e di pura comicità si intervallano con altri più seri e riflessivi, arrivando a toccare punte di malinconia profonda, lasciando nel lettore una sensazione dolceamara. Non mancano i colpi di scena e alcuni momenti di semplice commozione.
Lo consiglio a chi: vuole sorridere con umorismo cinico e leggere del bel sarcasmo a tutto tondo.
La citazione: «Sono fatto così.» è la giustificazione che tutti usiamo quando, sorpresi a fare una puttanata, vogliamo continuare a farla.


Dimentica il mio Nome di Zerocalcare

Recensione di Claudio Fedele

Zerocalcare CliccaLivorno

Ho sempre vissuto con difficoltà la lettura di graphic-novel o fumetti, quando sono stato chiamato a pormi ad essi come se fossero dei veri e propri contenitori di storie, come se, in altre parole, fossero dei “libri” nel senso più tradizionale del termine. L’industria del fumetto, ad ogni modo, è cresciuta, maturata e migliorata enormemente in quest’ultimi decenni e con questo non alludo unicamente all’aspetto estetico, ma soprattutto quel che concerne le tante trame e sceneggiature che in un secondo momento vengono trasformate in straordinarie illustrazioni, tanto che nelle librerie, oggi, questi prodotti hanno uno spazio proprio e possono vantare uno spropositato numero di fans oltre che il rispetto, tanto temuto, della critica.
Avevo, negli anni scorsi, già letto Neil Gaiman, eppure il suo Nessun Dove non mi aveva conquistato, tant’è che ho preferito immergermi nel romanzo che nella sua trasposizione grafica ed altre sue storie non mi hanno mai lasciato un’impronta duratura nel tempo. Piccolo inciso: non ho messo le mani su Sandman, di cui ne ho sentito parlare come del suo rivoluzionario capolavoro. Per questo, quando una mattina di Ottobre, o forse era una sera? Bè, diremo per comodità un giorno, ho preso la decisione di leggere Zerocalcare ed il suo Dimentica il Mio Nome molti dei dubbi sopracitati sono piovuti repentini dal cielo sul mio povero capo. Senza, tuttavia, dimenticare di prendere in considerazione i vantaggi che avrei potuto ricavarne una volta arrivato alla fine, ero scettico su cosa aspettarmi da un tipo di narrativa diversa dal solito che avrebbe coinvolto anche gli occhi e non solo la mente. Per mia fortuna, ho trovato in Zero un autore maturo e profondo e la sua capacità di narrare fatti talmente curata e sincera da coinvolgermi in maniera tanto appagante quanto i migliori romanzi.
Dimentica il Mio Nome è un lungo insieme di tavole che costituiscono il rapporto tra Calcare e sua nonna, un legame profondo dove sfumature di finzione narrativa si fondono con elementi autobiografici che il fumettista sapientemente mescola, dando di continuo l’impressione di avere tra le mani un libro tanto parodistico quanto biografico.
Ad elementi realistici, vengono aggiunti dettagli che servono a dare un ritmo alla storia, contornandola di particolari, anche spudoratamente fantastici, sapientemente dosati e ben amalgamati. Il risultato è un affresco sentito ed emozionante, nonché riflessivo che analizza il rapporto tra due generazioni, studiando i modi, le contraddizioni, gli usi, i vizi e le virtù.
Il tocco dolce amaro, inoltre, cerca sempre di non dare mai il fumetto una veste troppo semplicistica o retorica. Rari sono i momenti realmente sopra le righe e quando ciò accade riguardano il più delle volte non tanto i contenuti, quanto la parte estetica ed apparente. L’opera, perciò, cogliendo la palla al balzo per guardare con ironia, sarcasmo e satira ciò che contraddistingueva le ultime tre generazioni italiane, in particolar modo di quelli vissuti a Roma e nella zona di Rebibbia, segna un passo decisivo per quel che concerne la maturazione dell’autore, il quale con impeto e semplicità affronta temi importanti e necessari nella vita di ognuno di noi e di ogni lettore, ponendo domande esistenzialiste sotto una patina di autoironia, dimostrando di godere di una sensibilità letteraria ed artistica davvero invidiabile. Si ride e pensa tanto con Dimentica il mio Nome, ma mai troppo, perché l’equilibrio perfetto presente nel libro è forse l’attestato più evidente di quanto Zerocalcare rappresenti una delle vette non solo del fumetto italiano, ma anche del panorama letterario, e se pensiamo alla giovane età del fumettista, non possiamo che guardare con speranza al (suo) futuro.


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Arrivederci alla prossima puntata!

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