I consigli della Jam Letteraria livornese, terza puntata

Siamo arrivati alla terza puntata dei consigli del gruppo della Jam Letteraria livornese in collaborazione con CliccaLivorno.it!


After Dark di Haruki Murakami

Recensione di Diego Melita

After Dark CliccaLivorno

Oggi vi presenterò “After Dark”, uno dei romanzi di Murakami Haruki, scrittore giapponese nato Kyoto nel 1949 ma cresciuto sotto delle forti influenze della cultura Occidentale. Potreste aver già letto romanzi come “Dance Dance Dance”, “Tokyo Blues”o “Nel segno della pecora”. Murakami è un patito della musica, in particolare ama il jazz e questo è un elemento che contraddistingue i suoi romanzi. In “After Dark” troveremo, infatti, moltissimi riferimenti a titoli di canzoni e artisti jazz sin dalle prime battute.
Ma di cosa tratta questo romanzo? Parla di Tokyo, della sua gente. Anzi, di chi inizia a vivere dopo la mezzanotte. Parla dei giovani giapponesi che prendono il posto dei lavoratori che hanno reso viva la città durante il giorno. Per farlo Murakami guida il nostro sguardo all’interno di uno dei tanti locali rimasti aperti, e si focalizza su una ragazza solitaria, seduta ad un tavolo. Da qui parte il racconto e una lunga serie di inaspettati incontri accompagnati dalla musica jazz in sottofondo.
La grandiosità di questo romanzo è stata, almeno per me, riuscire a vivere l’atmosfera della Tokyo notturna. Murakami è riuscito a trasmettere con immagini e suoni – descritti per altro con uno stile molto leggera e gradevole – quelle sensazioni che probabilmente lui stesso ha provato da giovane, camminando per le strade della città o ascoltando la sua amata musica in uno dei suoi locali preferiti. Già attraverso le prime pagine possiamo immaginare noi stessi seduti in uno dei tavoli del Denny’s e notare tra i clienti i protagonisti del romanzo: Takahashi e Mari, che chiacchierano placidamente seduti ad un tavolo.
La lettura è leggera, piacevole e scorrevole. La vicenda ruota attorno a più personaggi, tutti molto interessanti.
Lo consiglio a chi: ama la vita notturna, il jazz e il sentirsi parte di una grande metropoli.

La citazione: «La musica in sottofondo è Go Away Little Girl, di Pervy Faith e la sua orchestra. Ovviamente nessuno l’ascolta. Alcuni dei numerosi clienti stanno consumando al Denny’s una cena tardiva, altri bevono solo un caffè, ma lei è l’unica donna sola.»


V.M. Manfredi – Lo scudo di Talos

Recensione di Lorenzo Cecere Palazzo

Lo scudo di Talos CliccaLivorno

“Lo scudo di Talos” è uno di quei libri che ti consigliano di leggere a scuola per le vacanze estive, ed è stato così anche per me. La prof. non lo aveva letto ma seguendo il consiglio di alcuni colleghi lo inserì nella lista. È decisamente sottovalutato, eppure è un libro che ha il suo perché. Prima di tutto se si è appassionati di storia Manfredi è fedele e fine conoscitore: in questo libro presenta la società spartana divisa nelle tre classi e aggiunge quel pizzico di sovrannaturale, fantasy, che a molti non piace. Per questo motivo Manfredi viene spesso declassato, ma “Lo scudo di Talos” è un potente romanzo in cui il protagonista viene abbandonato dal padre spartano a causa della malformazione che lo affligge. Verrà accolto e allevato da una famiglia di iloti, la popolazione soggetta a schiavitù che vive a Sparta.
Durante il romanzo il giovane Talos si scontrerà più volte contro un destino spietato e crudele. Manfredi farà incontrare a Talos personaggi famosi vissuti all’epoca della seconda invasione persiana, celebre la battaglia delle Termopili. Il finale è vibrante e ricco di emozioni: ancora oggi mi ha lasciato un bellissimo ricordo del libro e di quell’estate.
Lo consiglio a chi sta cercando un mix tra romanzo storico, con ambientazione greca, senza privarsi di quel pizzico di fantasy.

La citazione: «Con il cuore pieno di amarezza sedeva il grande Aristarchos e guardava il figlioletto Kleidemos dormire tranquillo nel grande scudo paterno che gli fungeva da culla. E dormiva poco distante, in un lettino appeso al soffitto il maggiore, Brithos.»


Il Buio oltre la Siepe di Harper Lee

Recensione di Veronica Riccomini

Il buio oltre la siepe CliccaLivorno

Da grande amante dei grandi classici, il mio consiglio è Il Buio Oltre la Siepe (1960) di Harper Lee, scrittrice, Premio Pulitzer, nonché una dei grandi artisti che ci ha lasciati in questo triste 2016.
La storia si svolge nella fittizia cittadina di Maycomb, in Alabama, nei primi anni ’30. Scout (Jean Louise) e Jem (Jeremy) Finch, i figli dell’avvocato Atticus, trascorrono la loro infanzia fra giochi spensierati ed avventure tragicomiche (tra cui le celebri incursioni sotto il portico della casa del misterioso Boo Radley), nella tranquilla e limitata cittadina del sud degli Stati Uniti. Un’estate il padre viene incaricato della difesa d’ufficio del bracciante di colore Tom Robinson, accusato ingiustamente di violenza sessuale nei confronti di una ragazza bianca, figlia dell’ubriacone Bob Ewell. Nonostante l’inevitabile condanna a morte e le brutali malelingue, Atticus arriva comunque a provare l’innocenza del giovane nero e riesce quindi, con il suo esempio ed i suoi insegnamenti, a far crescere Jem e Scout con una mentalità diversa, più aperta, oserei dire perfino rivoluzionaria rispetto al posto e all’epoca in cui vivono.
Dietro la trama solidamente “classica”, il punto forte del libro però si trova proprio nella narrazione: è infatti Scout adulta a narrarci la vicenda in prima persona. Nonostante sia passato del tempo si capisce che la donna è sempre stata un’attenta osservatrice, ma soprattutto che non ha perso la purezza e l’onestà (e forse nemmeno l’adorabile testardaggine) di quand’era piccola, riuscendo quindi a raccontarci la storia in maniera vivida e leggera, come se niente fosse troppo grande per una bambina di appena sei anni, benché l’avvenimento centrale del romanzo abbia segnato lei e la sua famiglia nel bene e nel male.

Consiglio questo libro a: ovviamente a chi ama i classici, ma soprattutto a chi non vuole dimenticare quanto sia bello “pensare da bambini”.

La citazione: “Atticus aveva ragione. Una volta aveva detto che non si conosce realmente un uomo se non ci si mette nei sui panni e non ci si va a spasso.”


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Arrivederci alla prossima puntata!

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