I consigli della Jam Letteraria: The Blade Artist

Un nuovo appuntamento con i consigli della Jam Letteraria. In collaborazione con CliccaLivorno.it

The Blade Artist – Irvine Welsh

Recensione di Rachele Salvini

Blade Artist cliccalivornoÈ stato un anno intenso per Irvine Welsh e per i fan di Trainspotting. Il film cult, ora considerato dall’Evening Standard il miglior film britannico degli ultimi sessant’anni, uscì nel 1996. Vent’anni dopo, nel 2017, è uscito T2, l’attesissimo sequel.
Il fortunato romanzo uscì invece nel 1993 e l’autore Irvine Welsh ha continuato per anni ad ambientare storie nel marcissimo mondo di Trainspotting: Porno, il sequel, è uscito nel 2002, e Skagboys, il prequel, nel 2012.

Nel 2017, mentre i cinema, i bus e le stazioni della metro di Londra s’infuocano dell’arancione intenso delle locandine di T2, esce The Blade Artist, spin-off sul tanto amato e odiato Francis Begbie, l’unico del gruppo dei protagonisti che non fa uso di droghe ma predilige risse e accoltellamenti.

Diversamente da quanto accade in T2, The Blade Artist inizia con Begbie, artista di successo dopo anni di galera in Scozia, come padre e marito perfetto. Vive in una cittadina assolata della California con la bella moglie Melanie e le deliziose figliolette. Ma la serenità familiare non può durare per molto: uno dei suoi due figli avuti dalla precedente compagna June viene assassinato in circostanze misteriose. Begbie torna allora in Scozia dopo anni di lontananza, e nel frattempo la moglie americana Melanie comincia a pensare che forse il passato oscuro e violento di Begbie non sia ancora del tutto svanito. Il ritorno nei vialetti scozzesi, tremendamente grigi e fumosi, o a sedere tra la tappezzeria ingiallita e i mobili scadenti dallo stile dozzinale nelle case di vecchi amici e parenti, cozza fastidiosamente con l’eleganza e luminosità della sua casa in America e con la quiete dello stile di vita californiano.

In una spietata ricerca del killer del figlio, la natura di Begbie, l’artista del coltello sia nell’impiego delle lame nella realizzazione delle sue opere d’arte che nella meticolosità con cui sminuzza le sue vittime, tornerà a splendere in tutta la sua disperante sociopatia.
In questo romanzo, caratterizzato da un interessantissimo contrasto tra l’inglese pulito usato da Welsh nella narrazione in terza persona e i folli dialoghi in scozzese, Begbie non riesce a trovare pace nella profonda dualità tra la sua vita californiana e il suo oscuro passato che torna, ciclicamente, a bussare alla porta, e che nulla ha a che fare col suo nuovo ruolo di marito e padre perfetto. Il tema dello sdoppiamento della personalità non è certo una novità nella produzione letteraria, ma è interessante vederlo applicato a Begbie, per capire – e forse apprezzare – la personalità di un super cattivo della letteratura e cinematografia britannica.

 

Consiglio The Blade Artist a: tutti i fan di Welsh e a tutti coloro che amano immedesimarsi, per una volta, nei panni del cattivo, in altre parole, in quelli che credono nella cosiddetta sympathy for the Devil.

 

Citazione: So, Franco, what’s changed about Scotland, then?”
“Cunts still have bad teeth, drink too much, take too many drugs (…). They’ve got fatter. That’s what’s changed.

 

 

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