Il sangue verde – Cinema in Corea

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Data / Ora
Date(s) - 20/10/2017
9:00 pm - 11:30 pm

Luogo
Associazione don Nesi Corea

Categorie


Il sangue verde – Cineforum Associazione Don Nesi/Corea

Il sangue verde – Proiezione il 20/10/2017 alle ore 21:00 presso

Associazione Don Nesi/Corea

Via Giorgio La Pira, 11

57121 Livorno

“Il sangue verde” – cineforum dell’Associazione Don Nesi/Corea;

“Storie di migranti e di altri mondi”.

In questo film il regista ci porta in Calabria, a Rosarno nel 2010, quando gli immigrati africani scendono in strada per manifestare contro chi, dopo averli sfruttati, li minaccia o addirittura li uccide. Nel film si avverte la paura di queste persone che si fa sempre più sentire quando gli scoppi dei petardi e poi gli spari dei fucili riporta loro il rumore delle bombe e delle armi da cui sono scappati lasciando la loro terra. Il governo italiano afferma che queste persone rappresentano un pericolo e li costringe alla diaspora.Con questo film, Andrea Segre, regista sensibile a queste tematiche permette ai migranti di raccontarsi; dalle parole di queste persone si scoprono racconti di vita dai risvolti drammatici. Scappati dalle guerre, arrivati in Italia con la speranza di essersi lasciati alle spalle la morte e i conflitti si sono ritrovati in un altro inferno. Costretti a lavorare per 14 ore al giorno a raccogliere arance per 1 euro a cassetta per poi dormire per terra, a rischio di congelamento. Molti di questi migranti sono persone istruite e consapevoli di essere schiavi del nuovo millennio, così come furono schiavi i loro antenati in epoche passate. Tutto ciò accade in Italia, nei giorni nostri per opera di “cosa nostra”. Il cinema di Segre vuole stimolare le coscenze, affinchè la giustizia possa finalmente intervenire in questo inferno.
L’occhio della videocamera raggiunge le singole storie, le singole vite, entra nella case e negli anfratti con la capacità di far vedere e quello di far ascoltare ciò che viene tenuto nascosto dalle televisioni. Nel film sono i migranti a parlare e a raccontare tanto delle loro condizioni quanto dell’efferatezza della società in cui viviamo.

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