Intervista alla Banda della città di Livorno

Lo sapevate che Livorno ha una Banda cittadina? Abbiamo intervistato per voi Massimo Zocchi, presidente dell’Associazione della Banda della Città di Livorno.

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Livorno ha una banda cittadina, ma molti livornesi non lo sanno. Come mai?

I motivi sono sostanzialmente due: uno dipende da una responsabilità tutta nostra, l’altro dalla responsabilità degli enti fondatori della banda cittadina (Comune di Livorno, Istituto Musicale “P.Mascagni” e Provincia).
Per quanto ci riguarda, forse abbiamo tardato un po’ a capire che essere la banda comunale non significava attendere che fosse il Comune a promuoverci e a farci conoscere tra i livornesi. Siamo rimasti, forse, un po’ “seduti”, ci siamo fatti conoscere poco, abbiamo suonato poco nelle piazze…
Per quanto riguarda gli enti, c’è da dire che, benché fossero stati loro a volere una banda cittadina, tanto da ri-fondarla nel 1977, se ne sono poi, col tempo, gradualmente disinteressati, mettendoci, negli ultimi anni, in condizioni materiali e logistiche veramente precarie, la qual cosa non poteva che demoralizzarci, di conseguenza alcuni abbandonavano, ecc… Si era creato un circolo vizioso perverso per cui, a metà dello scorso anno, siamo addirittura arrivati a interrogarci se valeva la pena continuare o se non fosse giunto il momento di gettare la spugna.
E’ chiaro che in tali condizioni suoni poco o nulla e nessuno sa che esisti.

Siete circa trenta e oltre a fare musica fate anche formazione, ma è per tutti?

In realtà, avendo invertito l’energia, stiamo crescendo a vista d’occhio. Già a gennaio ci approssimavamo ai 35, domenica 28 febbraio, al concerto all’Hotel Palazzo, che è andato molto bene, con grande afflusso di pubblico pagante, eravamo 40! E l’entusiasmo non cala…
Comunque sì, abbiamo tutte le carte in regola per fare formazione: abbiamo soci in grado di insegnare i primi rudimenti ai principianti o a chi volesse riprendere a far musica, magari in età più avanzata, dopo anni di inattività, abbiamo anche soci professionisti in grado di offrire una formazione di più alto livello, abbiamo riparato degli strumenti da dare in comodato d’uso a chi volesse iniziare a suonarne uno e ancora non lo possiede…insomma le energie, le capacità e la voglia non ci mancano, ma non abbiamo un posto dove farlo! Si parla di una stanza. Ad oggi i nostri enti, nonché soci fondatori della banda comunale… non riescono a procurarcela.
La “scuola popolare di strumenti per banda” – come è chiamata nel nostro statuto – è un elemento fondamentale per una banda cittadina, è indissolubilmente legato ad uno dei suoi scopi principali: quello di essere il primo accesso alla musica per i propri concittadini. In attesa di risposte dal Comune per avere la disponibilità di una stanza, ci siamo già comunque attivati, abbiamo già alcuni allievi, ma siamo costretti ad arrangiarci nelle nostre case, in posti di fortuna, usufruendo della generosa ospitalità di qualcuno di cui, ovviamente, non possiamo approfittare. E’ ancora, gioco forza, un “prototipo” di “scuola popolare di strumenti per banda”, ma esiste già e presto, in qualche modo, prenderà finalmente il largo e sì, è per tutti! Per tutti coloro che vogliano affacciarsi o ri-affacciarsi in questo mondo meraviglioso che è la musica e che, appena pronti, vogliano fare l’esperienza di suonare in banda. Qualora poi volessero approfondire gli studi, per quello ci sono le scuole di musica, gli istituti musicali, i conservatori… Ripeto, noi rappresentiamo un primo accesso alla musica, non per questo meno serio o meno avvincente.

La banda è nata alla fine dell’1800 ed ha avuto come presidente onorario addirittura Giacomo Puccini. Cos’altro dovrebbero sapere i livornesi sulla loro storia?

Quel che sappiamo della antica banda cittadina non è molto. Sappiamo che sicuramente esisteva già dalla fine dell”800, che ha avuto, appunto, Giacomo Puccini come presidente onorario nei primi anni del ‘900. Che fu premiata in concorsi e manifestazioni tenutesi a Pisa e a Lucca fra il 1897 e il 1907. Che, con lo scoppio della seconda guerra mondiale, interruppe le proprie attività per essere rimessa su nel 1974 per volontà dell’allora insegnante di clarinetto dell’Istituto Mascagni Mario Del Zoppo e poi rifondata ufficialmente nel 1977, nella veste attuale, da Comune, Istituto “Mascagni” e Provincia.
Di certo la banda ha avuto un ruolo importante nella storia della nostra città. Un ruolo che hanno avuto tutte le bande in Italia e non solo. Basti pensare che Pietro Mascagni ha iniziato la sua carriera come direttore di una banda (a Cerignola, in Puglia). L’attuale direttore dell’istituto Mascagni, M° Stefano Guidi, il precedente direttore, M° Stefano Agostini e numerosi insegnanti del Mascagni stesso, come il maestro Giorgio Lopardo, all’inizio della loro formazione, hanno suonato nelle bande. Il M° Lopardo proprio nella Banda di Livorno nel 1974. Anche il trombonista professionista, Tony Cattano, siciliano d’origine, ma ormai livornese d’adozione, nostro caro amico e che tiene per la banda un laboratorio di Orchestra jazz, ha iniziato la sua carriera suonando da ragazzino in una banda del suo paese natale. Al pari di un numero enorme di strumentisti a fiato italiani poi affermatisi come professionisti, da Paolo Fresu a Pino Minafra e numerosissimi concertisti di fama internazionale, da Louis Armstrong a John Coltrane a Chet Baker, per citarne alcuni, i quali mossero i primi passi proprio in istituzioni bandistiche, civili o militari.

Dare accesso alla musica a tutti e una voce culturale molto importante, questi sono i ruoli principali della banda secondo noi. Che ne pensi?

Sì, lo credo anch’io. La banda cittadina ha principalmente un doppio scopo, culturale e sociale: di rappresentare, come dicevo prima, il primo accesso alla musica per i propri cittadini e di accompagnare con la musica i momenti significativi della comunità in cui è inserita. Ogni banda cittadina è composta da persone “normali”, che di lavoro (chi ce l’ha) fanno altro e che fanno musica volontariamente e gratuitamente, per proprio diletto. E’ composta dunque per lo più da “dilettanti”, che non vuol dire scadenti, ma appassionati volontari della musica, alcuni veramente molto bravi! Con noi suonano anche alcuni professionisti (uno per tutti Andrea Pellegrini) e con lo stesso spirito! Quando lo racconto, stentano a crederlo! La banda è un mondo incredibile, che io stesso conosco, per essermici imbattuto piuttosto casualmente, da non molto. Tiene insieme, al suo interno, come non ho mai visto altrove (perché la musica fa di questi “miracoli”) persone di qualsiasi età (dal ventenne all’ottantacinquenne), di qualsiasi genere, qualsiasi orientamento culturale, con diverse abilità esecutive. Tutti uniti in un progetto comune, fatto delle stesse ansie, lo stesso entusiasmo, a volte la stessa rabbia. Tra noi ci chiamiamo “musicanti”, per rispetto ai “musicisti” professionisti, ma anche con un certo orgoglio identitario. E’ una realtà straordinaria. Impossibile dare davvero l’idea di cosa sia, lo si può capire solo vivendola un po’ da vicino. Intanto, magari, venendoci ad ascoltare…. e a guardare. Qualcuno mi prende in giro dicendo che ne sono innamorato. Ma io mi rispondo: come si fa a non esserlo.

Le istituzioni hanno abbandonato la banda e “campate” senza sostegno. Perché pensi che accada questo? Come si potrebbe risolvere?

E’ vero, è stato un abbandono molto lento, il cui primo sintomo è stato un graduale disinteresse, che alla fine si è concretizzato nell’assenza di ogni sostegno. Nonostante lo statuto parli chiaro, dicendo che il Comune è tenuto a darci una sede e un contributo che ci permetta di portare aventi le attività, da circa 5 anni non abbiamo ricevuto più nessun contributo. Anzi, in realtà quest’anno ci hanno riconosciuto un piccolo contributo simbolico: oltre dieci volte inferiore a quello che avevamo 5 anni fa. Quindi adesso mentirei dicendo che non abbiamo un contributo, ma darei ad intendere una cosa per un’altra anche se dicessi che lo abbiamo! Quindi a onor del vero posso dire che quest’anno abbiamo avuto finalmente… un “contentino”. Ovviamente del tutto insufficiente a sostenere anche le minime spese per la sopravvivenza.
Inoltre da un paio d’anni, avendo dovuto abbandonare l’ultima sede, inadeguata e insostenibile economicamente per noi (anche se avessimo avuto il “contentino”, ma non avevamo neanche quello) ci stiamo arrangiando alla meglio, girando come trottole, per riuscire a portare avanti le prove. Inizialmente abbiamo trovato ospitalità presso l’Istituto Musicale Rodolfo del Corona, dove ogni “musicante” ha dovuto pagare di tasca propria l’iscrizione alla scuola. Ci hanno accolto molto bene è stata una bellissima esperienza, ma per fortuna siamo cresciuti e alla fine non ci entravamo più. Adesso siamo ospiti dell’Autorità Portuale nello splendido scenario della Fortezza Vecchia per le prove serali e ripagheremo l’ospitalità suonando. E’ tutto molto bello, ne siamo felici, ma non abbiamo pace, sembriamo più una ditta di traslochi che una banda. E’ di una sede che avremmo bisogno: che vuol dire poter fare la scuola di banda, avere a portata tutto il materiale musicale che abbiamo a disposizione e che abbiamo dovuto ricoverare altrove, poter fare prove straordinarie, prove di sezione, piccoli gruppi, laboratori, ecc… Tutte cose essenziali per poter lavorare al meglio, come vorremmo. Ma alle quali dobbiamo rinunciare, per ora, perché di una sede, per la banda cittadina, della quale il Comune è socio e fondatore…neanche l’ombra.
Come può accadere questo? L’unica risposta che riesco a darmi è che, ancor prima di aver abbandonato noi, siano stati abbandonati loro stessi dalla consapevolezza di cosa sia e che ruolo abbia una banda cittadina. Avvertiamo molta confusione in merito da parte dei rappresentanti comunali e dell’Istituto Mascagni. Si sta facendo largo, ci pare, l’idea che la banda cittadina sia un’entità quasi spregevole, che, per esser degna, debba trasformarsi in una specie di orchestra, essere formata da professionisti o esclusivamente da allievi di conservatori o scuole di musica selezionati, ecc… Niente in contrario alle orchestre. Che proliferino! Ma sono un’altra cosa rispetto alla banda cittadina. La banda cittadina, invece, come ho detto prima, per essere tale, deve essere aperta prevalentemente ai suoi cittadini, appunto, ai dilettanti. Possono esserci anche allievi di conservatorio o di scuole di musica, certo, ne abbiamo molti, abbiamo anche diplomati, anche professionisti, ma ci sono per loro scelta, non per selezione e ci sono volontariamente, gratis. Non percepiscono un euro. Casomai, lo spendono. E’ il suo specifico connotato culturale e sociale quello di essere aperta a tutti. Pare assurdo dover educare chi è preposto a valorizzare i beni cittadini su quale sia la storia, la natura e il valore di un bene cittadino come per l’appunto è la banda che loro stessi hanno fondato. Eppure è così. E come vedi, il nostro ruolo si arricchisce: dobbiamo ricordare ai nostri rappresentanti istituzionali quale sia il valore della banda municipale. E così rispondo anche alla tua seconda domanda: come si potrebbe risolvere questa condizione di abbandono da parte delle istituzioni? Così, a mio avviso, spiegando loro cos’è una banda e quanto vale, per quanto assurdo possa sembrarci doverlo fare. E forse la maniera migliore per farlo è farci conoscere dai livornesi, farci ascoltare, spiegare chi siamo. Come stiamo facendo. Perché devo dire che tra la gente l’accoglienza e la comprensione del nostro valore, come banda, c’è. Se torniamo ad essere la banda dei livornesi, sono certo che anche le istituzioni cittadine faranno prima a comprendere.

La Banda Municipale non è l’unica banda in città. Che cosa vi caratterizza e quali sono le differenze con le altre?

Intanto le bande come la nostra vanno distinte da quelle militari (e di altri corpi come i vigili urbani o i vigili del fuoco). Quelle militari e simili sono formate da musicisti di professione, tutti diplomati in conservatori o istituti musicali che entrano a far parte tramite concorso della banda di quel determinato corpo. E’ il loro lavoro e sono pagati per fare questo mestiere. A Livorno, ad esempio, c’è la banda dell’Accademia Navale.
Tutt’altra cosa sono le bande costituite da musicisti volontari, per lo più dilettanti, che come dicevamo prima, lo fanno per puro piacere di suonare e di portare la musica tra la gente. A Livorno, di questo tipo, oltre alla nostra, ovvero l’Associazione Banda Città di Livorno, che io sappia, ce se sono due. Una l’ha ricostituita da pochi anni l’SVS e l’altra sta iniziando a metterla su l’Associazione Don Nesi Corea. La banda dell’SVS è caratterizzata più come marching band. Le marcing bands sono originarie degli Stati Uniti, le abbiamo viste tutti nei film, quelle che di solito si esibiscono all’interno di campi di football americano o di baseball, spesso con divise sgargianti e con effetti coreografici spettacolari. In Italia hanno iniziato a diffondersi intorno agli anni 2000, assumendo via, via forme e nomi diversi, come “street band”, ecc. La banda dell’Associazione Don Nesi Corea è ancor più recente e sta muovendo ora i primi passi. La nostra, invece, è più legata alla banda tradizionale italiana, la cui origine risale al XIV secolo e, nella forma più simile a quella attuale, alla seconda metà dell’800. Quel che ci caratterizza forse, oltre ad essere la banda comunale (con tutte le contraddizioni di cui parlavamo prima), è che, pur nel percorso di ammodernamento che stiamo intraprendendo, teniamo gelosamente un piede nella tradizione. Ovvero possiamo attingere al repertorio bandistico moderno o stare su un repertorio jazz o arrangiare per banda la canzone di un cantautore livornese, stravolgere la composizione di un nostro giovane amico musicista (col suo consenso) o sperimentare tutte le follie che ci passano per la mente, ma non finiamo mai un concerto senza aver suonato qualche brano del repertorio bandistico tradizionale. Così come teniamo in caldo brani di musica sacra o di Mascagni, ecc. La bellezza di giocare alla banda con una quarantina di persone che hanno voglia di divertirsi come te e che messi insieme fanno un suono grosso come una montagna è che puoi permetterti di spaziare tra i più diversi generi musicali (perché vi sono generi diversissimi e tutti meravigliosi) ottenendo un risultato a dir poco interessante. Certo, ci vuole un minimo di competenza sullo strumento, saper leggere un po’ lo spartito, imparare a suonare con gli altri. Ma possono impararlo tutti ed è proprio a questo che serve, tra l’altro, una banda come la nostra, con annessa scuola di banda e laboratori vari. A permettere questa esperienza a tutti. E’ un gioco che più siamo a farlo, più ci si diverte. Per questo non vediamo l’ora di incontrarci con le altre due bande per “giocare” insieme e non ci stanchiamo di proporre collaborazioni. Alla banda dell’SVS abbiamo già proposto di fare delle cose insieme e finalmente a carnevale, per la prima volta, abbiamo suonato all’interno dello stesso evento. Prestissimo suoneremo ad una festa all’Associazione Don Nesi Corea alternandoci alla loro banda e spero che si riesca a fare almeno un brano tutti insieme. Sarebbe fantastico.

Raccontaci qualcosa dei vari maestri che la banda ha avuto. Ricordiamo che anche Pietro Mascagni ha iniziato la sua carriera come direttore di una banda.

I primi direttori non li ho conosciuti, ma da quel che mi hanno raccontato i musicanti storici, il primo maestro, Del Zoppo, allora insegnante di clarinetto dell’Istituo Mascagni, è il vero rifondatore della banda. Me lo immagino un po’ come l’anima stessa della banda. Aveva un sogno e con pazienza e competenza l’ha realizzato. Del tutto disinteressatamente. Avendo preannunciato, così mi raccontano, che appena fosse riuscito ad avviarla, avrebbe lasciato la direzione in mano a qualcun altro. E così ha fatto, passando il testimone al maestro Arrigo Niccolini. Questa passione, questa dedizione e questo disinteresse è un po’ il segreto, a mio avviso, del buon andamento di una banda come la nostra, quello che chiamerei lo “spirito bandistico”, ovvero la passione di chi sa cos’è una banda e mette a disposizione di questa il proprio contributo e la propria competenza. Il maestro Claudio Parrini, ad esempio, subentrato al momento della scomparsa di Niccolini, nel 2005, ha diretto la banda fino all’inizio dello scorso anno. Si è dimesso da direttore, ma è rimasto a suonare con noi. E’ un ottimo musicista, ha una grande esperienza di banda e continua a dare un contributo prezioso. L’attuale direttore, il maestro Massimo Ferrini è una persona molto competente, anche lui di grande esperienza e si sta inserendo molto bene nel gruppo. Un’altra cosa che mi piace della nostra banda è proprio questa: che l’ex direttore suoni con noi, come lo fanno i due presidenti che mi hanno preceduto. Qualcuno, scherzando, una volta disse: “questa banda ha due direttori, tre presidenti…”, in un certo senso è così. Ma soprattutto ha degli splendidi “musicanti” – soci della banda, persone che vi si dedicano con umiltà e passione ed è questo il suo cuore pulsante. Fare la storia dei direttori o dei presidenti, ecc… è sempre un po’ riduttivo, andrebbe raccontata piuttosto la storia di ogni socio-musicante … ma ci vorrebbe un libro!

Per finire, quali sono i progetti di questo momento in particolare e quali sono quelli futuri della Banda Municipale?

In questo momento abbiamo fame di incontrare le varie realtà associative e non che operano sul territorio e di trovare forme di collaborazione e contemporaneamente di farci conoscere dai livornesi. Suonare, il più possibile nelle piazze, farci ascoltare, farci scoprire. Vogliamo tornare ad essere la banda cittadina, la banda di Livorno e dei livornesi, non solo di nome, ma di fatto. Abbiamo riscontrato un’accoglienza inaspettata, c’è voglia di banda. Voglia di ascoltarla e voglia di suonarci. Perdiamo il conto delle nuove adesioni, ci mangiamo le mani per non avere un posto adeguato dove poter fare tutto quello che vorremmo offrire. Ho già parlato della scuola di banda. Sta partendo un corso di teoria e armonia condotto dal nostro socio, musicista professionista, Andrea Pellegrini (e anche per questo dovremo arrangiarci in casa). E’ avviato un laboratorio di orchestra jazz condotto dal trombonista Tony Cattano. Abbiamo congelato, perché non abbiamo dove farlo, un piccolo gruppo di musica da camera. Abbiamo fatto qualche intervento nelle scuole elementari in collaborazione con l’Istituto Musicale Del Corona, cosa che vorremmo strutturare meglio. Abbiamo infinite altre idee e progetti, che in una condizione meno precaria potremmo aver già avviato, con beneficio di tutti. E le faremo – come direbbe un mio amico, citando Lolli – in barba “all’ordine enigmatico dei sordi”.

 

Ringraziamo Massimo Zocchi per averci raccontato una parte importantissima della nostra Livorno e auguriamo il meglio alla nostra Banda cittadina!

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