Ma li ‘onosci gli itinerari poetici del Chionne? Via Ugo Foscolo

Continua in via Ugo Foscolo il nostro itinerario storico-poetico-toponomastico-letterario attraverso e lungo Vie, Viali, Piazze e Piazzette di Livorno.

Ed eccoci intanto giunti in via Ugo Foscolo, la quale ebbe questo nome , esattamente il 15 novembre 1911, anno in cui la strada fu realizzata.

Ugo Foscolo nasce nell’isola di Zante (Zacinto) nel 1778, Dopo la morte del padre si trasferisce Venezia, che considererà sempre come la sua seconda patria. Qui incomincia a frequentare i salotti e aristocratici e viene condannato con gli ambienti repubblicani e illuministi che saranno molto importanti per le sue idee politiche e che gli ispireranno le sue prime liriche e la tragedia “Tieste” (1797). L’arrivo di Napoleone in Italia e le sue vittorie entusiasmano il poeta,che si arruola a Bologna nella nuova Repubblica Cisalpina; a Napoleone dedica l’ode “A Bonaparte liberatore”.

Ben presto, però, rimane deluso dalla politica di Napoleone: con il Trattato di Campoformio (17 ottobre 1797) e la cessione di Venezia all’Austria svanisce il sogno politico.

Foscolo si trasferisce a Milano.Nel 1798 si trova a Bologna e inizia la stesura del romanzo epistolare “Ultime lettere di Jacopo Ortis”, che pubblicherà nel 1802, dove l’autore esprime i suoi entusiasmi giovanili. Dopo la sconfitta di Napoleone nel 1814 Foscolo è spinto a scegliere l’esilio piuttosto che la fedeltà al nuovo regime. Morirà a Londra, in povertà, nel 1826… Il sonetto In morte del Fratello Giovanni riassume mirabilmente tutta la sua vicenda umana, politica e artistica.

In morte del fratello Giovanni

Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo
di gente in gente, me vedrai seduto
su la tua pietra, o fratel mio, gemend
il fior de’ tuoi gentil anni caduto.

La Madre or sol suo dì tardo traendo
parla di me col tuo cenere muto,
ma io deluse a voi le palme tendo
e sol da lunge i miei tetti saluto.

Sento gli avversi numi, e le secrete
cure che al viver tuo furon tempesta,
e prego anch’io nel tuo porto quiete.

Questo di tanta speme oggi mi resta!
Straniere genti, almen le ossa rendete
allora al petto della madre mesta.

Potrebbero interessarti anche...