Ma le ‘onosci le poesie di Chionne? Il poeta del Castellaccio (parte sesta)

Carlo Chionne, il poeta del Castellaccio, ci propone altre poesie in rima nella sesta parte della rubrica “Ma le ‘onosci le poesie di Chionne?

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Per non intristirci troppo, vuoi dirci quanti mestieri hai fatto durante la tua vita?

Quanti mestieri ho fatto durante la mia vita?
Il saggio,  il matto, lo scemo,
l’attore, l’eremita, il padre,

il cittadino e l’intellettuale
ho fatto anche il cretino
e a volte anche del male

l’amante ed il marito
il giovane arrabbiato
il vecchio rimbambito

anche l’uomo impegnato
ho fatto lo studente
il ragazzo per bene

a volte poco o niente
ma ho fatto anche del bene
l’ebreo ed il cristiano

l’alunno e il professore
l’ateo il mussulmano
ogni tanto l’amore

ho fatto il giocoliere
il ribelle
l’artista

quasi ogni mestiere
meno che l’arrivista
ho fatto il lavapiatti

il portoghese
l’indiano
son sempre stato ai patti

mai ho fatto il ruffiano
il pagliaccio
l’eversore

l’anarchico il precario
anche l’educatore
il rivoluzionario

ho mangiato anche il fuoco
quante ne ho fatte io
e c’è mancato poco

che non facessi Dio
ma non ho fatto il morto
quello l’ho rimandato

però mi sono accorto
di averlo rinviato
quando l’avrò finito ve lo farò sapere

vi manderò un invito
se vi farà piacere
così mi scorterete

verso l’ultima meta
e chissà se direte
in fondo era un poeta.

Ma tu chi sei veramente? Vuoi dirci qualcosa di più sulla tua personalità?

IO sono quel che sarò e quello che sono stato
ma quel che sono non lo so
fin da quando sono nato me lo chiedo senza sosta
e così di quando in quando
acqua acqua
fuoco fuoco
qua e là vado gridando
fin da quando ero bambino
è una vita che io gioco
con la morte a nascondino.

La tua generazione è la cosiddetta generazione del ’68. Quella che qualche cretino cognitivo chiamerebbe la “sixtyeight generation“. Ce ne vuoi parlare?

La mia generazione ha fatto il 68
fu una bella occasione
per dir ci avete rotto

Mettemmo sotto assedio
Quel mondo patriarcale
Ma non so se il rimedio
Fu peggiore del male

Poi venne il 78
E io feci anche quello
Così mi feci sotto e riempì il mio fardello

Di ideali
L’88 ci prese che eran già esauriti
E ci fu chi si arrese

Ci si perse di vista
Ci si mise in trincea
Ci fu qualche arrivista
E finì la Corea

Il 98 ha tra riflusso e privato
Tra chi aveva già avuto
Senza avere mai dato

Dal 2000 sorpresi come naufraghi sparsi
Eravamo diversi
Come siamo cambiati

Poi feci anche l’8 ma senza troppe emozioni
Ora aspetto il 18
Senza tante illusioni

Pasolini e Pavese furono i nostri eroi
La vita e le sue offese li sottrassero a noi

Don Milani Don Nesi
Furono emarginati
Per non essersi arresi al potere dei prelati

Furono al servizio
Solo della persona
Il collegio cardinalizio è al servizio di mammona

Qualche anno fu più bello
Qualcuni un po’ più brutti
Comunque se per quello

Me li son fatti tutti
Ora vado su e giù
Fra Parigi e Livorno
In attesa del giorno
Che non ne farò più.

 

 

Continuate a seguirci mercoledì prossimo, per altre poesie di Chionne.

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