Ma le ‘onosci le poesie del D’Auria? Viciniore e Strumenti del buio

Antonio D’auria nasce a Taranto 55 anni fa. Padre sposato, lavora qui a Livorno come Luogotenente della Marina Militare. Vi portiamo oggi alcune delle sue poesie, quali “Strumenti del buio” e “Viciniore”.

Antonio D'Auria CliccaLivorno


Biografia

“Sono Antonio D’Auria, nato a Taranto 55 anni fa, sposato con Enrica dal 1989, padre di Eleonora ed Ilaria e nonno di Mattia.
Dal 1991 abito e lavoro a Livorno, Luogotenente della Marina Militare.

Ho fin dalla giovane età filtrato la realtà col consolante velo della poesia. Nella passione poetica, fattasi più accesa nell’età matura, ho condotto mia moglie e auto-pubblicato con lei, in occasione del 25° anniversario di matrimonio, la raccolta delle nostre poesie d’amore e non solo “L’amore, noi”, regalata ad amici e parenti come insolita “bomboniera” (reperibile, per chi volesse, cliccando qui).

Pubblico i miei scritti prevalentemente in un sito specializzato in poesia. Diverse mie parole hanno avuto l’onore di ricevere riconoscimenti in concorsi di poesia e hanno trovato ospitalità in antologie e su pagine di quotidiani.

Nella vivace comunità poetica livornese ho avuto il piacere di conoscere, trascorrendo con lui bei momenti di poesia e non solo, il compianto Gianfranco Cara, fondatore e presidente del centro culturale Giorgio Caproni, ora ereditato dal valentissimo Prof. Lorenzo Greco.

Parimenti dilettevoli sono gli incontri poetici con l’amico Luciano Tarabella ed i suoi graffianti, dolci o irriverenti versi vernacolari. Speciale l’amicizia con la bravissima poetessa Beatrice Niccolai di Borgo San Lorenzo.

Accanto al mio amore per la poesia convive il piacere di poter cantare con pari passione nel coro pop-rock “Springtime” di Livorno.

Vi invito, quindi, ad entrare nel mondo del mio sentire in versi, a tenerlo accanto a voi se vi consola o diverte, a rivestirvi della sua corazza nel momento dello sconforto. Buona poesia a tutti.”
-Antonio D’Auria


Poesie di oggi:

Viciniore

Del tuo denso umore
striato di suoni e parole
e leggende
si affabula in pomeriggio.

Di trent’anni in trent’anni
il passare di un autobus
lega una beguine polverosa
col nodo delle vite accanto.

E se l’ebbrezza
di due dita liquide in più
porta alle tue labbra le origini
e di baci rapiti
ti scortichi il cuore
castigato dalla lenta pioggia
e straripano da rivoli di carta
le folli polle del forse,
sarà paziente dissolversi. 

 

 

Strumenti del buio

Sottofondo urbano
respiri e sudori inquinati
strati e distratti
la notte inoltra l’irreverso
sbiadita dai lampioni,
dominante dove dilaga
il degrado.

Magra consolazione
il sibilo ostinato
dell’algido climatizzatore
abile trasformista in pompa calore,
se algido è il viale.

Consumo corrente,
dei fumi velanti le stelle
mi ergo a cagione.

Consumo la mente,
ed oscuro il respiro.


Contatti

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