Ma li ‘onosci gli itinerari poetici del Chionne? Via Edmondo De Amicis

Continua in via Edmondo De Amicis il nostro itinerario storico-poetico-toponomastico-letterario attraverso e lungo Vie, Viali, Piazze e Piazzette di Livorno.

Ebbe questo nome nel 1958. Nato ad Oneglia, Imperia, nel 1846, dopo aver studiato a Cuneo e a Torino entrò a sedici anni nella scuola militare di Modena nella quale divenne ufficiale. Nel 1866 prese parte alla battaglia di Custoza (terza guerra di indipendenza). Intanto iniziava l’attività di scrittore.

Divenne giornalista; viaggiò molto e scrisse una fortunata serie di volumi-reportages sui vari paesi visitati. Dopo essere divenuto lo scrittore più letto in Italia, in seguito allo straordinario successo del libro Cuore (1886), De Amicis aderì al nascente Partito socialista (1891).

Si trattò di una partecipazione sincera e tutt’altro che superficiale e non mancò di misurarsi anche con il pensiero dei fondatori del marxismo. L’interesse per problemi sociali, seppure visti con uno spirito umanitario intriso di paternalismo, trova traccia nelle opere successive. Sull’Oceano, un libro sugli emigrati, Il romanzo di un maestro, La maestrina degli operai, Lotte civili, La carrozza di tutti (e un Primo Maggio scoperto di recente).

Gli ultimi anni di De Amicis furono segnati dalla morte della madre amatissima e dal suicidio del figlio Furio, oltre che dall’aspro dissidio con la moglie.

Morì a Bordighera nel 1908.

 

Ecco la bella e famosa poesia dedicata alla madre di De Amicis:

Non sempre il tempo la beltà cancella

O la sfioran le lacrime e gli affanni;

Mia madre ha sessant’anni,

E più la guardo e più mi sembra bella.

 

Non ha un detto, un sorriso, un guardo, un atto

Che non mi tocchi dolcemente il core;

Ah se fossi pittore

Farei tutta la vita il suo ritratto.

 

Vorrei ritrarla quando inchina il viso

Perch’io le baci la sua treccia bianca,

O quando inferma e stanca

Nasconde il suo dolor sotto un sorriso.

 

Ma se fosse un mio prego in cielo accolto

Non chiederei del gran pittor d’Urbino

Il pennello divino

Per coronar di gloria il suo bel volto;

 

Vorrei poter cangiar vita con vita,

Darle tutto il vigor degli anni miei,

Veder me vecchio, e lei

Dal sacrifizio mio ringiovanita.

 

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