Premio Ciampi 2016, Valigie Rosse 2016

Antonio Turolo vincitore premio Valigie Rosse 2016 – sezione italiana, Ioan Es. Pop vincitore premio Valigie Rosse 2016 – sezione straniera.

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 A parte il lato umano, con una nota di Paolo Maccari, Livorno, Valigie Rosse, 2016, 46 pp.

Antonio Turolo (Mestre, 1962), vive a Treviso. È  stato allievo di Gianfranco Folena. Ha pubblicato due monografie: Tradizione e rinnovamento nella lingua del Magalotti (Firenze, Accademia della Crusca, 1993), e Teoria e prassi linguistica nel primo Gadda (Pisa, Giardini,1995). Come poeta è autore di Le parole contate, in “Poesia contemporanea. Sesto quaderno italiano” (Milano, Marcos y Marcos, 1998) e di Corruptio optimi pessima, Portogruaro, Nuova dimensione, 2007.

«Turolo, autore appartato e fedele ai ritmi della sua musa intermittente, non risponde alle esigenze dei nostri tempi affamati di etichette e di drammatizzazioni giornalistiche degli eventi culturali, senza reale rispondenza con un orizzonte di realtà condivisa e ponderata; e anche per questo il suo esempio – di ostinazione o di nobiltà, di fede nelle proprie ragioni o di indifferenza verso gli allori – ci pare sempre più necessario».

Paolo Maccari

Da quando abbiamo fondato questo premio, nel 2010, le cose sono costantemente peggiorate. Nel mondo della cultura tutto sembrava già destinato al collasso, ma in quello circostante aleggiava ancora l’illusione – ovvero la segreta convinzione – che la discesa sarebbe stata passeggera. Così non è stato: le voci allarmiste, che venivano accusate di vanità, hanno ceduto spazio non tanto ad un coro, quanto a un’atmosfera plumbea, sebbene dissimulata in tutti i modi tanto da governi e opposizioni frizzanti, quanto dalla più diffusa finzione dei social network. Una sconfinata solitudine sembrava avvicinarsi al nostro mondo come una marea, per una sordità collettiva che sta acquistando un volto epocale.

In questa atmosfera oscura, che vive sotto la pelle luccicante della quotidianità, abbiamo individuato due poeti – come sempre uno italiano, Antonio Turolo; l’altro straniero, il rumeno Ioan Es. Pop –, che in forme diverse, e si potrebbe dire opposte, fanno breccia nella nostra sempre più isolata vita collettiva. Ma lo fanno entrambi con modalità molto ciampiane; sono diretti, amari e poco rileccati: aspirano a una bellezza formale originata da una personale schiettezza senza sconti.

Antonio Turolo, nella plaquette inedita A parte il lato umano, con una semplicità che impressionerà qualunque lettore, tanto è disarmata (quasi sempre la semplicità è la retorica della semplicità), racconta storie, che sanno racchiudere in poche pennellate un’intera situazione esistenziale di limite e di oltraggio: le ciarle delle infermiere mentre attorno a loro la gente muore; una signora trovata morta per via della posta che si era ammassata nella sua cassetta; il pugile gay che uccide il suo avversario perché lo accende l’ultimo insulto; il prete a cui prende un colpo nel cinema porno; il balordo attentatore che sbaglia mira nel gran giorno che lo dovrebbe rivelare.

Dalla Romania, invece, arriva una raccolta antologica di Ioan Es. Pop, che potremmo definire come una specie di Ciampi en enfer: fra debiti insoluti e solidarietà tra pari, fra alcol e medicine, fra cadute di speranza e felicità provvisorie, i paesaggi urbani di questo poeta attraversano la storia del paese prima e dopo lo spartiacque dell’89. Ma di questa storia non racconta gli eventi esteriori, bensì raccoglie – come scrive Andrea Inglese – una voce del sottosuolo, «dove in questione non è la parte migliore dell’essere umano, ma la sua sorprendente capacità di fare il morto e di trascinarsi in uno stato di prigionia o sepoltura mentale, che sembra costituire l’unica forma tollerabile di esistenza».

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Ioan Es. Pop, A volte ci svegliamo vivi, prefazione di Andrea Inglese, traduzione e note di Clara Mitola, Livorno, Valigie Rosse, 2016, 120 pp.

Ioan Es. Pop (Vărai, Romania, 1958) si laurea in Filologia nel 1993, e inizia a insegnare lingua e letteratura romena nel comune di Ieud. Nel settembre 1989 si trasferisce a Bucarest, dove lavora come operaio non qualificato nel cantiere di Casa Poporului e fino al 1992 abiterà nel condominio degli scapoli di strada Olteşul 15. Attualmente è redattore presso la casa editrice Paralela 45.

Debutta nel 1994 con Ieud senza uscita, opera insignita del Premio di Debutto dell’Unione degli Scrittori Romeni e degli Scrittori della Repubblica di Moldova, entrambi ottenuti nel 1995.

Seguono Porcec (1996); Pantelimon 113 bis (1999) premiato dall’Unione degli Scrittori Romeni e dall’Accademia Romena e vincitore del premio per la Poesia della Città di Bucarest; Party Pedonale (2003), premiato dall’Associazione degli Scrittori Professionisti Romeni e dall’Unione degli Scrittori Romeni nel 2004 e Strumenti di sonno (2011).

Ha ottenuto il Gran Premio Balcanico del Festival Internazionale «Notti di Poesia della Corte di Argeş» (2006), il Grande Premio del Festival Internazionale di Poesia «Nichita Stănescu» (2008) e, a Madrid, il Premio Niram Art (2009).

«La sua è una poesia del fondo, di ciò che rimane sul fondo, di quel che resta dell’umano, quando lo si sia liberato delle sue parti migliori. Da questo punto di vista, il nichilismo che pervade i suoi testi potrebbe costituire un esperimento formativo per tanta parte della poesia che si scrive e si legge oggi in Italia, poesia che rivendica il nobile intento di resistere, di difendere qualcosa di autentico, profondo, bello di fronte alla volgare inautenticità del fiume di merci che scorrono sul mondo».

 

Andrea Inglese

 

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