Voltolino Fontani, grande maestro del Novecento livornese

Gli esordi, l’eaismo, le composizioni nucleari e il periodo onirico: l’incontro dello scorso sabato al Museo di Storia Naturale del Mediterraneo ha celebrato il grande artista nel 40° anniversario della scomparsa.

LIVORNO. C’erano un centinaio di persone sabato 3 settembre scorso al Museo di Storia Naturale del Mediterraneo di Villa Henderson, in occasione della conversazione su Voltolino Fontani (Livorno, 1920-1976) organizzata dall’Archivio Voltolino Fontani per celebrare il 40° anniversario della scomparsa del grande pittore livornese.

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Il grande Auditorium del Museo, gentilmente messo a disposizione dal Presidente della Provincia su richiesta della direttrice del Museo Anna Roselli, subito resasi disponibile a tale iniziativa, si è riempito infatti, di un pubblico di “storici” appassionati e di giovani curiosi dell’arte di Fontani, artista che pur non avendo mai abbandonato Livorno è riuscito a “leggere” il suo tempo in maniera totalmente originale e con un linguaggio dal sapore internazionale.

La serata, intitolata “Esodi e antichi approdi”, è stata condotta da Alice Barontini e ha visto la partecipazione di Adila Fontani, figlia dell’artista e presidente dell’Archivio Voltolino Fontani, Giacomo Romano, direttore della galleria d’arte Le Stanze e Gianni Schiavon, storico dell’arte e direttore della Galerie 21. Un dialogo fresco e accattivante, che ha offerto svariate occasioni di approfondimento sulla figura di Fontani e che ha preso il via dall’esposizione di due opere di proprietà della Provincia di Livorno: Il Risicatore ed Il Porto. In sala sono state proiettate numerose immagini delle opere di Fontani, con l’obiettivo di ricostruire i quarant’anni della sua produzione pittorica, con una particolare attenzione rivolta al rapporto per certi versi tormentato tra l’artista e la sua città. Occasione di riflessione è stata la produzione giovanile di Fontani che si erge nel panorama artistico nazionale per l’indubbia originalità, ad esempio con dipinti come La canzone degli anni perduti ma lungamente si è parlato anche dell’Eaismo (Era Atomica –ismo), manifesto steso nel 1948 da Fontani, Angelo Sirio Pellegrini, Marcello Landi, Guido Favati, Aldo Neri che – per primo a livello internazionale – puntò i riflettori sull’inadeguatezza della dimensione morale dell’umanità nel suo complesso a seguito dell’atomica. Molto si è discusso anche sull’eclettismo coerente di questo artista e sull’ultimo periodo che ha caratterizzato la produzione di Fontani, quello cosiddetto onirico, in cui convergono come in una sorta di sedimentazione gran parte delle esperienze pittoriche maturate negli anni precedenti.

Per chi avesse perso l’incontro di sabato 3 settembre l’occasione per approfondire ulteriormente la figura di Fontani arriverà venerdì 7 ottobre con l’inaugurazione della mostra “Esodi e antichi approdi” alla Galleria Le Stanze e, in seguito, con un ulteriore dialogo aperto.

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Brevi cenni biografici:

Voltolino Fontani (Livorno 1920-1976), inizia la sua attività pittorica giovanissimo, nel 1936, sotto la guida del pittore Beppe Guzzi. Sin da subito sperimenta una nuova pittura che si distacca dalla tradizione labronica e che lo porterà negli anni dal figurativo all’astratto, dal nucleare all’onirico. Dal 1937 partecipa a numerose mostre nazionali ed internazionali. Dalla fine degli anni ’40 affianca l’attività di pittore a quella di insegnante, fino a diventare direttore della Libera Accademia di Belle Arti “Trossi-Uberti” di Livorno. Le sue opere si trovano in numerose gallerie private, pinacoteche e musei in Italia ed all’estero.

 Per maggiori informazioni: www.voltolinofontani.it

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