De Feo in Grido d’amore Edith Piaf

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Data / Ora
Date(s) - 17/02/2017
9:30 pm - 10:45 pm

Luogo
Centro Artistico Il Grattacielo

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TEATRO E SOCIETA’  presenta Uno spettacolo musicale di Gianni De Feo GRIDO D’AMORE EDITH PIAF

 

Grido d'amore CliccaLivorno

17/02/2017 dalle ore 21,30 alle ore 22,45
Centro Artistico il Grattacielo
Via del Platano 6
57125 LIVORNO

Testo di Ennio Speranza
Diretto e interpretato da Gianni De Feo
Alla fisarmonica Marcello Fiorini
Costumi Roberto Rinaldi; scenografia Franco Grasso; arrangiamenti Marcello Fiorini

Vedere la bellezza in un fiore può, seppure brevemente, risvegliare gli umani alla bellezza.

9 dicembre 1915. Belleville, quartiere popolare al Nord di Parigi. Nasce Edith Giovanna Gassion conosciuta solo qualche anno dopo e in tutto il mondo con il nome di Edith Piaf, il “passerotto”.
A poco più di cento anni dalla nascita della grande artista francese, Gianni De Feo ripropone GRIDO D’AMORE, che vede il suo primo debutto al Teatro Belli di Roma già nel 2006.
Più volte ripreso a Roma, lo spettacolo è stato poi portato durante gli anni successivi in tournée nazionale, tra cui Milano, Genova, Firenze, Napoli e poi il Teatro Gobetti di Torino nella programmazione dello Stabile, e in Svizzera, suscitando grande consenso di critica ed emozionando il pubblico attraverso la storia appassionante e travagliata di una donna acuta ma al tempo stesso sregolata. Una donna che ha riversato nella voce la febbre di una vita difficile, spezzata da alti e bassi, colma di generosità, di allegria, di disperazione, di egocentrismo. In lei una fusione di impulsi e sensazioni: liberazione sessuale, alcool, droga, amori convulsi. Una donna che ha avuto incontri, scontri, che è stata ispirata e che ha ispirato.
Jean Cocteau, che scrisse per lei Le bel indifférent e le rimase amico per tutta la vita fino al punto di morire lo stesso giorno, di lei disse: “Non ho mai conosciuto una persona meno parsimoniosa con la propria anima. La sperperava, ne gettava l’oro dalle finestre”.
De Feo, accompagnato dal suono evocativo di una fisarmonica, racconta e canta le canzoni della “chanteuse realiste” vestendo i panni di un poeta vagabondo, un clochard dei nostri tempi, un cantastorie di strada che, nel ripercorrere alcuni frammenti della propria vita, ripropone i passi dell’esistenza straordinaria di Edith Piaf, un’artista il cui sguardo e la cui voce hanno segnato un’epoca e sono entrati a far parte di un mito.
Sulla scena un paio di ali bianche sospese nel vuoto come a delineare il fluttuare dell’anima. E il poeta vagabondo conclude infine il suo canto:
“Brindo a te, brindo a tutti quelli come te, ai migliori ai peggiori, ai modesti, agli immodesti, a chi l’ha conosciuta la gloria, a chi non l’ha mai assaporata e a chi di gloria è morto.

Note dell’artista:

Cantare Edith Piaf, l’inimitabile mito della canzone francese del novecento che ha segnato un’epoca con la sua prorompente personalità, può rappresentare uno dei più insidiosi rischi nel percorso creativo di un artista. Consapevole del pericolo (e attratto dall’insidia) mi sono avvicinato, da attore-cantante, con estrema cautela al personaggio senza cercarne alcuna identificazione, impossibile tra l’altro. Mi sono piuttosto limitato, per così dire, ad evocarne l’essenza emotiva, osservandone dall’esterno la gestualità, il ritmo, la fissità dello sguardo, la vibrazione vocale.
Ragione per cui, la mia personale interpretazione “tutta al maschile” di quelle canzoni, note alla maggior parte del pubblico internazionale, si esprime con il doveroso distacco necessario a non compromettere quel mondo “tutto al femminile” di una cantante che ha saputo interpretare l’amore nelle sue molteplici sfaccettature con estrema passione.
Considero tuttavia che il distacco interpretativo non può annullare del tutto la fluidità dell’anima, il battito cardiaco, l’abbandono sensuale.
Gli ostacoli e le difficoltà incontrate durante lo studio e l’ascolto della voce della Piaf hanno man mano fatto maturare in me l’esigenza di raggiungere una sintesi, forse un compromesso tra forza espressiva e rarefazione evocativa, tra potenza passionale e dilatazione onirica. Tra maschile e femminile.
In questa mia ricerca interpretativa ho voluto restituire al pubblico le atmosfere di un’epoca senza tempo, con uno sguardo contemporaneo e un gusto per il passato in costante equilibrio, accompagnato dal suono della fisarmonica negli arrangiamenti di Marcello Fiorini.
L’ironia, il senso del gioco e il piacere della leggerezza sono stati ingredienti fondamentali per rendere omaggio al mito e alla sua personalità, che si espande come un’eco lontana ma ancora presente lungo le gallerie della memoria.
In ultimo, non ho voluto tradurre le canzoni perché quella lingua, la lingua francese, parla la voce di Piaf. In questo almeno, ho cercato di non tradirla.
E così…Io canto Piaf.
Gianni De Feo

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