Giulio Cesare Goldoni Stagione 2017/2018

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Data / Ora
Date(s) - 02/02/2018
9:00 pm - 11:30 pm

Luogo
Teatro Goldoni

Categorie


Giulio Cesare scritto da William Shakespeare nel 1599

Giulio-Cesare-CliccaLivorno

 

02/02/2018 alle ore 21,00
Teatro Goldoni
Via Goldoni
57125 Livorno

Giulio Cesare
di William Shakespeare
Traduzione di Sergio Perosa
adattamento e regia Alex Rigola
con Michele Riondino

e con  Maria Grazia Mandruzzato, Stefano Scandaletti, Margherita Mannino, Leda Kreider ,

Francesco Wolf, Eleonora Panizzo, Pietro Quadrino/Eleonora Bolla, Riccardo Gamba,

Laia Santanach,  Beatrice Fedi, Davide Sportelli

spazio scenico Max Glaenzel

spazio sonoro Nao Albet illuminazione Carlos Marquerie

costumi Silvia Delagneau

assistente alla regia Lorenzo Maragoni

Produzione Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale

William Shakespeare scrisse Giulio Cesare nel 1599, ispirandosi in parte a fatti storici e in parte alla traduzione di Sir Thomas North delle “Vite dei nobili greci e romani” di Plutarco. L’opera comprime i tre anni che vanno dalla vittoria di Munda nel 45 a.C. al suicidio di Bruto nel 42 d.C. per farli durare meno di sei giorni. Questa compressione degli eventi fa sì che l’intera narrazione sia un unico, ininterrotto conflitto, sia a livello personale che politico.
Un conflitto che attraversa anche la nuova versione del più celebre dramma storico shakespeariano, affidata dal Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale allo spagnolo Àlex Rigola, e che trova in Michele Riondino, apprezzato attore di cinema, teatro e televisione, l’interprete ideale per il ruolo del nobile Marco Antonio.
Direttore della Biennale Teatro di Venezia, Rigola realizza la sua prima regia italiana tornando all’opera che lo fece scoprire a livello internazionale. Un testo epico, intenso ed appassionante, che ruota intorno all’esercizio del potere, in questa versione impersonato da una donna, Maria Grazia Mandruzzato, nel ruolo di Cesare.
In lei si raccolgono le tante espressioni di “donne al comando” che al giorno d’oggi, nella politica come nell’economia, gestiscono le leve del potere con la stessa inflessibile determinazione dei loro omologhi uomini, se non di più. È la dimostrazione che, al di là delle questioni di genere, tutta l’umanità è per sua natura soggiogata dalla fascinazione che esercita il predominio dell’uno sull’altro. Del resto chi incarna il potere ha gioco facile nel condizionare un’umanità alienata, immobile, ferma sulle proprie posizioni, quasi rassegnata, riluttante a mettersi in gioco per cambiare lo stato delle cose.
Vivere appesi ad un filo, in uno stato di precarietà, di contraddizione continua, di violenza pervasiva e latente: da questa condizione umana prende avvio la strada che Rigola ha scelto di percorrere per guidare il lavoro dei 12 attori in scena. Come si può gestire la violenza che divide gli uomini? Come si fa a chiedere a qualcuno, anche se solo per finzione, di uccidere un proprio simile? Quali sono i presupposti da cui partire per organizzare una rivoluzione?

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